Primo incontro Milanessismo

Cinema fra le donne di Giorgio Scerbanenco

La nostra Mappa di copertina, un attraversamento geografico semiserio del libro da cui avviare la discussione:

 In una Milano che sicuramente sarebbe piaciuta al sindaco Sala, dove in 22 minuti è possibile percorrere la cerchia interna dei Bastioni in autocarro, come in un piano sequenza lungo 33 capitoli si intrecciano le vite di sette donne e tre uomini (numeri di boccaccesca memoria). L’intera vicenda, come teorizzato da Aristotele nella Poetica, copre l’arco narrativo di 3 giorni (da giovedì notte a domenica mattina nel gennaio del 1937). Non è l’unico debito al teatro antico di questo romanzo di Scerbanenco, che fa propri i meccanismi della commedia degli equivoci nell’orchestrare i mancati incontri fra Cristina e il fotografo «senza urbanità» Cesare Vairenghi. Lei lo attende, intimorita dalle donne in giacca d’ermellino, davanti a un lussuoso albergo in galleria, prima di trasformarsi in Eglantina e consumare vino e frutti di mare in compagnia di un misterioso commediografo; lui ignora che fra le ospiti della Pia Casa, centro del romanzo dove improvviso fa il suo ingresso il cinema con i suoi sogni e le sue illusioni, vi sia anche la donna incontrata e sedotta tempo prima a Pavia. Come in una commedia antica arriva poi il lieto fine per molti personaggi: la friulana Franca, per esempio, grazie alle nuove nozze della madre abbandonerà una vita di piccoli e grandi furti, evasioni romanzesche e losche bettole (come quella accanto al Cinema Dal Verme), per trasformarsi in ricca possidente siciliana. Prima però, meno appariscente di Piero Pelù all’Ariston, fa in tempo a sottrarre la borsa alla benefattrice Gerturde, un po’ dea ex machina di alcune trame del libro, un po’ Boss in incognito, che lascia la sua «modesta ma accogliente» casa di via Spiga per testare i servizi della Pia Casa che finanzia anonimamente. Un po’ meno accogliente, e decisamente più modesto, è l’appartamento in viale Monza 15 in cui alloggia l’altro Cesare del romanzo, quello degli Asinelli per intenderci, come spiega a Maria nel tentativo di sedurla ai Giardini di Porta Venezia. In compenso, può consolarsi con la trattoria toscana, in Viale Monza 2, dove davanti a un risotto Maria rievoca l’infanzia romana e gli anni nella casa in Via Commenda in compagnia della madre. Taccio per ora degli altri personaggi principali, il regista con la sua troupe, Alba e Anna, le sorelle che gestiscono la Pia Casa e la vecchia Brescia, di cui non conosciamo nemmeno il nome e che vediamo sparire nella nebbia di una Milano dove un biglietto del tram costa ancora 50 centesimi di lira e un litro di benzina quanto quattro chili di pane. Per chi può permetterselo, ovvio. 

La Mappa Milanesissima (che andremo ad aggiornare a ogni incontro)